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Vino senza solfiti: si può fare?

In questo articolo cerchiamo di fare chiarezza riguardo una tematica tenebrosa per i novizi del mondo della bevanda di Dioniso: il vino senza solfiti esiste davvero e, se si, come riconoscerlo? I solfiti vengono utilizzati nell’industria alimentare per inibire l’azione di lieviti, muffe, batteri e per mantenere una colorazione invitante ai cibi e bevande che, col passare del tempo e
a contatto con l’aria, andrebbero ad imbrunirsi. Vengono considerati generalmente sicuri, entro certe soglie indicate dalle regolamentazione europea.

I solfiti

Stando alle indicazioni dell’OMS la dose giornaliera massima (DGA) di solfiti per un adulto sano è pari a 0,7 mg/k di peso corporeo Tra gli effetti collaterali che può portare l’assunzione menzioniamo infiammazione intestinale, nausea, vomito e cefalea. Nei soggetti ipersensibili possono scatenare ulteriori effetti indesiderati quali: tosse, asma, respiro affannoso e fiato corto. Molte persone si lamentano di effetti quali mal di testa e fastidio diffuso pur assumendo dosi ben inferiori rispetto ai limiti stabiliti dalla legge (che sono ben superiori a quelli indicati dall’OMS).

È doveroso evidenziare che la vinificazione produce naturalmente i solfiti, tuttavia, vengono sovente aggiunti sia durante la fase fermentativa sia prima dell’imbottigliamento. Il loro utilizzo è polifunzionale; servono infatti per contrastare la proliferazione di ceppi batterici indesiderati, durante la fase fermentativa, e per bloccare possibili rifermentazioni e ossidazioni, una volta che il vino è in bottiglia. I vini che tendono ad avere solfitaggi maggiori sono i vini dolci ed i vini bianchi poiché maggiormente instabili.

Vino senza solfiti: si può fare?

In seguito a queste brevi ma necessarie informazioni entriamo nella carne viva della questione. È veramente possibile realizzare un vino senza solfiti? La risposta è si; con la precisazione che, come detto in precedenza, la fermentazione dell’uva libera spontaneamente anidride solforosa. Aggiungiamo inoltre che un vino realizzato seguendo alti standard qualitativi avrà bassi contenuti di solfiti. L’impiego di una materia prima di grande livello rende necessario un’aggiunta esigua, se non nulla, di solfiti.

Questo perché l’utilizzo di un’uva sana e dotata di ottime caratteristiche, abbinato ad un impeccabile igiene della strumentazione, rende assai meno probabile che si inneschino le fermentazioni indesiderate alle quali l’aggiunta dei solfiti pone rimedio.

Come riconoscere un vino senza solfiti

Purtroppo non è facile dare una risposta lineare a questo quesito. La legge, almeno al momento, non consente di indicare il quantitativo di solfiti presenti nella bottiglia di vino ne dichiarare che non ci sono solfiti aggiunti. È possibile omettere la scritta “contiene solfiti” solo se presenti in dosi minori di 10 mg/l. Questo, purtroppo, pone agli occhi del consumatore sullo stesso piano un vino che ha 20 mg/l di solfiti totali con uno che ne contiene 200 mg/l.

Un consiglio che ci sentiamo sicuramente di condividere è quello di evitare i vini con un prezzo basso che, il più delle volte, è garanzia di una scarsa genuinità del prodotto. Un ulteriore suggerimento è quello di acquistare i vini certificati biologici poiché, per disciplinare, hanno soglie sul quantitativo di solfiti ammessi più stringenti.

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