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Vite Sparse e Andrea

Una collaborazione al futuro: Liguria 2020

Ore due e trenta.
La notte prevendemmia è come quando da piccoli si partiva per la colonia: non si dorme. A tenermi sveglio però non è come ai tempi l’ansia di dormire lontano da mamma e papà. È un’ansia più semplice e tangibile e si chiama allerta arancione. Chi vive in Liguria la conosce bene, chi fa vino la teme. A Genova scende la tempesta. Non è l’acqua che fa sbadigliare, ma chiudere porte e finestre. Ansia e disillusione, consapevolezza di non poter intervenire. Chiudo le finestre e torno a letto. Vedremo domani, che è già oggi.  

La sveglia suona insistente. È inutile, sono già sveglio, proprio come da bambino quando mi preparavo alla partenza per la colonia. Scendo dal letto, piego e infilo in valigia i panni ancora umidi. Forbici, scarpe, pantaloni da lavoro e il sole fuori dalla finestra: ho tutto quello che mi serve davvero

Il treno per Roma Termini è in partenza dal binario 19
Mi sveglio di soprassalto, afferro la valigia e scendo di corsa ringraziando Trenitalia. A volte anche i ritardi servono. Due minuti al cambio per Sarzana. Fuori dalla stazione arriva Francesco su un pandino del 2000 che si muove per miracolo.

-Mi aspetti da tanto?-
-L’uva come sta? A Genova è venuto giù il finimondo-
Ah si? No, l’uva sta bene, qua ha fatto solo due gocce. Raccogliamo domani-
Come in colonia, l’ansia scompare nell’entusiasmo dell’arrivo.
-Bene- tiro un respiro di sollievo -e tu come stai?- 

Francesco e AndreaFrancesco, più di uno e novanta per cento chili, è un ragazzo (un fante, come scoprirò si dice in zona) travestito da gigante. È il figlio di Andrea Marcesini, vignaiolo di La Felce, a Ortonovo. Di Andrea ho adorato sin dal primo giorno la schiettezza, la stessa che si trova nei suoi vini. È tra i pochi produttori che nel primo momento in cui gli ho parlato del nostro progetto, quando Vite Sparse era poco più che una bella fantasia, non ha fatto una piega, anzi mi ha incoraggiato e mi ha aperto le porte della sua cantina. L’ho preso sulla parola.

Un anno dopo gli chiedo di aiutarmi a trovare delle uve adatte al nostro progetto, ma Andrea è già un passo avanti e mi fa una controproposta.
-Quest’anno mio figlio ha finito le superiori. Ha deciso di prendersi un anno per cominciare a fare esperienza in cantina. Un giorno La Felce sarà sua, ma non voglio influenzarlo troppo. Francesco ha bisogno di trovare la sua strada, il suo vino, il suo linguaggio. Facciamo così, io vi do le uve e il vino lo fate insieme, io non ne voglio sapere nulla-

A luglio, davanti a una bottiglia di Mabé, conosco Francesco e pian piano il nostro vino prende forma, almeno nella nostra testa. Luni è terra di confine, siamo in Liguria, ma a pochi passi dalla Toscana, a pochi chilometri dall’Emilia Romagna e dal Piemonte.
-Facciamo un blend- propone.
-Si, ma a due condizioni: che sia diverso da qualunque assemblaggio di tuo padre e lo facciamo senza solforosa aggiunta-
Francesco non nasconde qualche perplessità, ma capisce la natura ibrida e multiforme di Vite Sparse, la necessità di contaminare e farsi contaminare. Vinificare senza solforosa significa dare gli strumenti al vino per difendersi da solo, cerchiamo vitigni che siano in grado di sostenerlo per contenuto polifenolico delle bucce e acidità: scommettiamo su albana e trebbiano toscano. Una stretta di mano che vale più di qualsiasi contratto e due mesi dopo siamo sullo stesso pandino, direzione la nostra prima vendemmia insieme.Albana

Si comincia dai sopralluoghi nei vigneti, il primo a Baleri a pochi metri in linea d’aria dal mare, dove raccoglieremo il trebbiano toscano, il secondo dietro la cantina, dove ci sono quattro filari di albana. Armati di rifrattometro e palato ci muoviamo tra i vigneti testando i grappoli qua e là.
-Quanto stiamo di media?-
-Tra i 18 e i 22, significa 11-12 di alcol. Ci piace?-
-Ci piace l’uva, ci piacerà il vino-
-Ti porto su?-

Andrea mi ha fatto prenotare una stanza all’Ara dei Pre a Vezzano Ligure, un angolo di paradiso che si affaccia sulla Val di Magra. Sedici ore prima mi immaginavo a vendemmiare, invece sono steso al sole su un lettino a bordo piscina. Poco più tardi prendo una bottiglia in camera, ho portato le scorte per la vendemmia, e mi siedo al grande tavolo in legno sotto la veranda. Conosco Alessandro, il proprietario, che mi presenta Giovanni, viticoltore ottantacinquenne di Masignano, il grand cru della Val di Magra. Gli parlo di Vite Sparse e davanti a un bicchiere nascono connessioni.
-Vendi L’uva?-
-Certo-
-In vigna come lavori?- 
-Io seguo la Regione, monitorano le vigne e mi dicono cosa fare. Siamo pilotati-
Ne parla con orgoglio, quel “siamo pilotati” ha valenze opposte per noi. Peccato. Che rivincita quando assaggia la Cerretina di Pacina e se ne innamora.

Mi chiama Francesco.
-Pizza?-
-Pizza-
-Dai tra mezz’ora sono lì, che domani attacchiamo alle sei e mezza-